I parenti di Averroè

(io non me ne intendo... però brave)

di e con
Elisa Romagnani e Giulia Aiazzi
Realizzato in collaborazione con Re.Cre.Che – Residenze Creative Cherasco (CN) 

Vincitore al Premio Millelire 2015 come Miglior Corto Teatrale, Miglior Regia e Premio Speciale per la Creatività. 
 
Selezionato per l’Apulia Fringe Festival 2015 
 

I parenti di Averroè è una parodia bonariamente perfida sull’incomprensibile e assurdo garbuglio concettuale che caratterizza talvolta alcune rappresentazioni del teatro danza contemporaneo.
Capita sempre più spesso di assistere a performance che finiscono involontariamente per suscitare l’ilarità più sfrenata dello spettatore medio che difficilmente possiede i requisiti necessari per comprendere pienamente il pensiero dell’autore. 
Il pubblico si trova ad uscire dal teatro inesperto e ignorante, violentato da una presunta poetica dell’artista, chiedendosi di fatto se quest’ultima esista davvero o sia soltanto il malefico intento dell’autore di sfinire le meningi dei critici in cerca del significato perduto. 
Lo schema è costruito attorno a un estratto de Le Città Invisibili di Italo Calvino; Tamara è la città dei segni, il luogo in cui ad ogni simbolo corrisponde qualcosa, nella quale l’uomo non fa “che registrare i nomi con cui essa definisce se stessa e tutte le sue parti”, uscendone tuttavia ignaro di cosa davvero la città nasconda “sotto questo fitto involucro di segni”. 
La sequenza danzata viene modellata attraverso il testo, svincolandosi progressivamente dal soggetto della narrazione per relazionarsi con i pieni e i vuoti del testo. Suddetto schema si ripete in un crescendo parodistico fino a rompersi, esplodere, schernirsi, sfigurarsi e diventare la caricatura di se stesso, di quel mondo spesso incomprensibile chiamato “teatrodanza”. 
Scherzando su alcune delle dinamiche più comuni del teatro danza, I Parenti di Averroè tenta di alleggerire e riscattare 
un’arte che a volte si prende anche fin troppo sul serio.